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Section Patrimonio storico artistico/Beni Scomparsi/Chiesa di S. Giacomo

Chiesa di S. Giacomo

di Raffaella Di Meglio

La cappella dedicata a S. Giacomo Apostolo, di cui si ha notizia già nel 1578, si trovava sul lato sinistro del cortile della chiesa di S. Vito. Il diritto di patronato apparteneva alla famiglia Baldura e passò nel 1689 a Fabio Maltese. Nel 1656 i Governatori della chiesa e confraternita di S. Maria di Loreto si impegnarono a corrispondere grana venti annuali al cappellano della chiesa. Il vescovo D’Amante nella sua visita del 1825, avendola trovata in stato di abbandono e priva di porta, ordinò al sacerdote Antonio di Majo, pena la sospensione, di murare l’ingresso entro tre giorni per tutelare la chiesa dalla profanazione. Dichiarata interdetta dal vescovo Felice Romano nel 1855, fu lasciata alla Curia Vescovile.

Nel 1857 fu demolita per consentire la costruzione del secondo campanile di S. Vito, dietro richiesta alla Curia del decurione Fabio Maltese. Il permesso fu concesso dalla Curia a patto che Maltese ricostruisse la cappella entro un anno; fu deciso di trasferire il quadro raffigurante il santo titolare con la Madonna e S. Giuseppe nella chiesa di S. Vito e di celebrare le messe all’altare della Madonna delle Grazie. Nel 1874 Maltese non aveva ancora ottemperato all’obbligo.


Fonte: Di Lustro Agostino, “Chiese distrutte a Forio”, Ischia Oggi, anno VI, n. 7, 12 luglio – 12 agosto 1975, p.4.

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