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Section Patrimonio storico artistico/Maioliche/Pannelli maiolicati delle edicole votive

Pannelli maiolicati delle edicole votive


di Raffaella Di Meglio

Il territorio di Forio è costellato di edicole votive con pannelli maiolicati: si va dalle semplici nicchie ricavate nei muri delle case o delle strade, alle edicole più elaborate, abbellite con ornamenti architettonici, a quelle costruite sui caratteristici portoni incorniciati di pietra lavica, fino ad arrivare alle vere e proprie cappelle, come quella dedicata a S. Vito sulla Borbonica, o quella edificata dalla Società dei Ciucciai in onore di S. Antonio Abate in località Piellero.

In passato le edicole, oltre ad essere "segnali" di fede e icone tutelari, soprattutto per i viaggiatori notturni svolgevano anche funzione di punti di riferimento topografici, quasi come pietre miliari utili a scandire il cammino, a identificare i luoghi[1]. Rappresentavano una sorta di orientamento sacrale nello spazio, come i compita di epoca romana, le edicole dei crocicchi dove erano venerati i Lares Compitales, custodi dei quartieri. Allo stesso modo le edicole situate all’esterno delle case possono considerarsi la versione cristiana dell’antico Lararium, nicchia o piccola cappella, situata nell’atrium della casa romana, che ospitava le immagini dei Lares familiares, cui si attribuiva la protezione dell’ambiente domestico.

Oggi le edicole sono custodite dagli abitanti del posto, che esprimono il loro rispetto verso queste icone protettrici, lasciandovi lumini e vasi di fiori che le trasformano in piccoli altari, o illuminandole con piccole lampadine che di notte creano un’atmosfera ancor più suggestiva. È una forma d'arte mantenuta in vita dalla devozione dei cittadini e portata avanti dalle nuove generazioni di artigiani locali, sulla quale mancano però ancora una catalogazione scientifica ed uno specifico studio storico-artistico.

Un primo censimento delle icone devozionali presenti sull’intera isola si deve al sacerdote Michele Romano[2]. L’individuazione, la riproduzione fotografica e la schedatura delle edicole votive con pannelli maiolicati sono fondamentali per la valorizzazione e la tutela di un patrimonio così significativo anche per l'identità locale e particolarmente a rischio perché situato all'esterno, esposto agli agenti atmosferici, agli atti vandalici, all’usura (alcune maioliche sono purtroppo già state oggetto di mutilazioni o di furti, come quelle poste lungo la strada che conduce alla spiaggia di S. Francesco).

Per il Catalogo sono state privilegiate quelle più antiche, anteriori agli anni Sessanta del secolo scorso. Nelle schede i dati relativi alle maioliche sono organizzati in modo da  fornire una descrizione del pannello e informazioni riguardanti l'ubicazione, il soggetto, la datazione, le misure, la presenza di iscrizioni, lo stato di conservazione ed eventuali riferimenti bibliografici. Ogni scheda è corredata da una o più immagini a colori del pannello e dell’edicola.

Tra i soggetti più ricorrenti figurano santi particolarmente presenti nel culto locale (S. Vito, S. Francesco di Paola, S. Antonio Abate) e soprattutto la Madonna, senza Bambino o con Bambino e altri personaggi, secondo la tradizione iconografica canonica (Madonna delle Grazie, Madonna di Loreto, Madonna del Carmine, Madonna di Montevergine, Madonna di Pompei, Immacolata, Addolorata). La presenza predominante della figura della Vergine spiega la denominazione popolare di “madonnelle” data alle edicole votive.

Quasi tutti i pannelli sono realizzati con mattonelle quadrate di 20 cm. Fanno eccezione alcune immagini su tavola raffiguranti la Madonna di Loreto, che si ispirano all'opera eseguita nel 1560 dal pittore Decio Tramontano per la Basilica di S. Maria di Loreto, incoronata nel 1787. La presenza di edicole, sia con mattonelle maiolicate sia con dipinti su tavola, la cui iconografia è modellata su tele custodite nelle chiese (altro esempio sono i tre pannelli raffiguranti Madonna delle Grazie con i Santi Giuseppe e Rocco che riprendono il soggetto della tela realizzata da Alfonso Di Spigna per l'Arciconfraternita di Visitapoveri), sta a testimoniare l'esistenza di un contatto tra arte popolare e arte aulica.

Pannelli maiolicati a soggetto religioso decorano anche le facciate di alcune chiese foriane: S. Vito, S. Francesco di Paola, Arciconfraternita di Visitapoveri, Congrega della SS. Annunziata e S. Leonardo a Panza, il cui pannello si deve alla devozione dei panzesi emigrati in America. Un vero e proprio ciclo decorativo dall’elaborato programma iconografico caratterizza la chiesa del Soccorso: mattonelle policrome con motivi floreali e soggetti religiosi (Evangelisti, Anime purganti, Scene della Passione, Santi) rivestono il parapetto del pianerottolo, i muretti laterali della gradinata di accesso e il muro che si affaccia sulla terrazza, dando vita ad un gioco cromatico con il bianco luminoso della chiesa di particolare fascino. Il rivestimento è attribuibile ad una fabbrica napoletana attiva nella seconda metà del XIX sec., mentre la decorazione è stata probabilmente realizzata da artigiani locali attivi nella prima metà del XIX sec.

Grazie all’abbondante presenza di argilla dalle peculiari caratteristiche, l’isola d’Ischia poteva vantare una millenaria tradizione nella manifattura della terracotta (basti pensare alla fiorente industria figulina di Pithecusae) e una rinomata tradizione fin dal XVI sec. nella produzione di mattoni che venivano esportati a Napoli per la pavimentazione delle strade della città[3]. I mattoni ischitani, come ricorda Capaccio nel suo Descrizione di Napoli ne’ principi del secolo XVII (1882), erano lodati «[…] perché fan bel vedere, e le strade veramente sono molto nobili […]»[4].

Non si hanno però notizie documentate circa l’esistenza di fabbriche di maioliche isolane. La maggior parte dei pannelli infatti non presenta iscrizioni indicanti la provenienza o l’autore, mentre compare più frequentemente il nome del devoto committente o dell’immagine raffigurata sul pannello, accompagnato dalla data di realizzazione. L’unico pannello maiolicato “firmato” finora individuato, l’edicola di via Baiola raffigurante Madonna delle Grazie con i Santi Giuseppe e Rocco, datata 1884, reca in basso a destra l’iscrizione “FABB CA NAPOLETANA/DI GAE NO BATTAGLIA”.

Si può ipotizzare che anche altri pannelli devozionali, in particolare quelli di pregevole fattura, fossero commissionati a fabbriche napoletane, così come accadeva per i pavimenti maiolicati delle chiese (Visitapoveri, Cappella Regine, Oratorio dell’Assunta), realizzati dalle manifatture napoletane specializzate nelle produzioni di riggiole (dal termine catalano rasola o rajoletas).


[1] G. G. Cervera, “Ischia sconosciuta”, in Centro di Ricerche su l’isola d’Ischia, Ricerche, contributi e memorie, a cura dell’Ente Valorizzazione Isola d’Ischia, Napoli, 1971, p. 453.

[2] M. Romano, Maioliche votive. Per le strade dell'isola d'Ischia un itinerario di arte e di fede popolare, Roma, BIMOSPA S.r.l., 1988.

[3] G. Donatone, Maiolica popolare campana, Napoli, Edizione Banco di Napoli, a cura delle Edizioni Scientifiche Italiane, 1976, p. 59, p. 93 (documenti cinquecenteschi ritrovati da Filangieri documentano tale produzione, attestando l’esistenza di mattonai di Ischia); G. Donatone, Maiolica decorativa e popolare di Campania e Puglia. Napoli Ischia Cerreto Vietri Ariano Laterza Grottaglie Martina Franca, Napoli, Grimaldi & C. Editori, 1992, p. 34.

[4] La citazione è tratta da G. Donatone, Maiolica popolare campana, op. cit., p. 59.

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