Il territorio di Forio è costellato di edicole
votive con pannelli maiolicati: si va dalle semplici nicchie
ricavate nei muri delle case o delle strade, alle edicole
più
elaborate, abbellite con
ornamenti architettonici, a quelle costruite sui caratteristici portoni
incorniciati di pietra lavica, fino ad arrivare alle vere e proprie
cappelle, come
quella dedicata a S.
Vito sulla Borbonica, o quella edificata dalla
Società dei Ciucciai in onore di S.
Antonio Abate in
località Piellero.
In passato le edicole,
oltre ad essere "segnali" di fede e icone tutelari, soprattutto per i
viaggiatori
notturni svolgevano anche funzione di punti di riferimento
topografici, quasi come pietre miliari utili a scandire il
cammino, a identificare i luoghi[1].
Rappresentavano una sorta di orientamento sacrale nello spazio, come i
compita di
epoca romana, le edicole dei crocicchi dove erano venerati i
Lares Compitales, custodi dei quartieri. Allo stesso
modo le edicole
situate all’esterno delle case possono considerarsi la
versione
cristiana dell’antico Lararium,
nicchia o piccola cappella,
situata nell’atrium
della casa romana, che ospitava le immagini
dei Lares familiares,
cui si attribuiva la protezione
dell’ambiente domestico.
Oggi le edicole sono custodite dagli abitanti del posto, che
esprimono il loro
rispetto verso queste icone protettrici, lasciandovi lumini e vasi di
fiori che le trasformano in piccoli altari, o illuminandole con piccole
lampadine che di notte creano un’atmosfera ancor
più
suggestiva. È una
forma d'arte mantenuta in vita dalla devozione dei cittadini e portata
avanti dalle nuove generazioni di artigiani locali, sulla quale mancano
però ancora una catalogazione
scientifica ed uno specifico studio storico-artistico.
Un primo censimento delle icone devozionali presenti
sull’intera isola si deve al sacerdote Michele Romano[2].
L’individuazione, la riproduzione
fotografica e la schedatura delle edicole votive
con pannelli maiolicati sono fondamentali per la valorizzazione e la
tutela di un
patrimonio
così significativo anche per l'identità locale e
particolarmente a rischio perché situato all'esterno,
esposto agli agenti atmosferici, agli
atti vandalici,
all’usura (alcune maioliche sono purtroppo già
state oggetto di mutilazioni o di furti, come quelle poste lungo
la strada che conduce
alla spiaggia di S. Francesco).
Per
il Catalogo sono state privilegiate
quelle più antiche, anteriori agli anni Sessanta del secolo
scorso. Nelle
schede i dati relativi alle maioliche sono organizzati in modo
da fornire una descrizione del pannello
e informazioni riguardanti l'ubicazione, il soggetto, la datazione, le
misure, la presenza di iscrizioni, lo stato di conservazione ed
eventuali riferimenti bibliografici. Ogni scheda è corredata
da
una o più immagini a colori del pannello e
dell’edicola.
Tra i soggetti più ricorrenti figurano santi
particolarmente presenti nel culto locale (S. Vito, S. Francesco di
Paola, S. Antonio Abate) e soprattutto la Madonna, senza Bambino o con
Bambino e altri personaggi, secondo la tradizione iconografica canonica
(Madonna delle Grazie, Madonna di Loreto, Madonna del Carmine, Madonna
di Montevergine, Madonna di Pompei, Immacolata, Addolorata). La
presenza predominante della figura della Vergine spiega la
denominazione popolare di “madonnelle” data alle
edicole
votive.
Quasi tutti i pannelli sono realizzati con
mattonelle quadrate di 20 cm. Fanno eccezione alcune immagini
su tavola
raffiguranti la Madonna
di Loreto, che si ispirano all'opera
eseguita nel 1560
dal pittore Decio
Tramontano
per la Basilica di S. Maria di Loreto,
incoronata nel 1787. La presenza di edicole, sia con mattonelle
maiolicate sia con dipinti su tavola, la cui iconografia è
modellata su tele custodite nelle chiese (altro esempio sono i tre
pannelli raffiguranti Madonna delle Grazie con i Santi
Giuseppe e Rocco che riprendono il soggetto
della tela
realizzata da Alfonso
Di Spigna per l'Arciconfraternita di Visitapoveri), sta a
testimoniare l'esistenza di un contatto tra arte popolare e arte
aulica.
Pannelli maiolicati a soggetto religioso decorano
anche le facciate di alcune chiese foriane: S.
Vito, S.
Francesco di
Paola, Arciconfraternita
di Visitapoveri, Congrega
della SS. Annunziata
e S.
Leonardo a Panza, il cui pannello si deve alla devozione dei
panzesi emigrati in America. Un vero e proprio ciclo decorativo
dall’elaborato programma iconografico caratterizza la chiesa
del
Soccorso: mattonelle policrome con motivi floreali e soggetti
religiosi
(Evangelisti,
Anime
purganti, Scene
della Passione, Santi)
rivestono il
parapetto del pianerottolo, i muretti laterali della gradinata di
accesso e il muro che si affaccia sulla terrazza, dando vita ad un
gioco cromatico con il bianco luminoso della chiesa di particolare
fascino. Il rivestimento è attribuibile ad una fabbrica
napoletana attiva nella seconda metà del XIX sec., mentre la
decorazione è stata probabilmente realizzata da artigiani
locali
attivi nella prima metà del XIX sec.
Grazie all’abbondante presenza di argilla
dalle peculiari caratteristiche, l’isola d’Ischia
poteva
vantare una millenaria tradizione nella manifattura della terracotta
(basti pensare alla fiorente industria figulina di Pithecusae)
e una
rinomata tradizione fin dal XVI sec. nella produzione di mattoni che
venivano esportati a Napoli per la pavimentazione delle strade della
città[3].
I mattoni ischitani,
come ricorda Capaccio nel suo Descrizione
di Napoli ne’
principi del secolo XVII (1882), erano lodati
«[…]
perché fan bel vedere, e le strade veramente sono molto
nobili
[…]»[4].
Non si hanno però notizie documentate circa
l’esistenza di fabbriche di maioliche isolane. La maggior
parte dei pannelli infatti non presenta
iscrizioni indicanti la provenienza o l’autore, mentre
compare
più frequentemente il nome del devoto committente o
dell’immagine raffigurata sul pannello, accompagnato dalla
data
di realizzazione. L’unico pannello maiolicato
“firmato” finora individuato, l’edicola
di via Baiola
raffigurante Madonna delle Grazie con i Santi
Giuseppe e Rocco, datata
1884, reca in basso a destra l’iscrizione “FABB CA
NAPOLETANA/DI GAE NO BATTAGLIA”.
Si può ipotizzare che anche altri pannelli
devozionali, in particolare quelli di pregevole fattura, fossero
commissionati a fabbriche napoletane, così come accadeva per
i
pavimenti maiolicati delle chiese (Visitapoveri, Cappella Regine,
Oratorio dell’Assunta), realizzati dalle manifatture
napoletane
specializzate nelle produzioni di riggiole
(dal termine catalano rasola
o rajoletas).
[1]
G. G.
Cervera, “Ischia sconosciuta”, in Centro di
Ricerche su l’isola d’Ischia, Ricerche,
contributi e memorie,
a cura dell’Ente Valorizzazione Isola d’Ischia,
Napoli, 1971, p. 453.
[2]
M. Romano, Maioliche
votive. Per le strade dell'isola d'Ischia un itinerario di arte e di
fede popolare, Roma, BIMOSPA S.r.l., 1988.
[3]
G.
Donatone, Maiolica
popolare campana,
Napoli, Edizione Banco di Napoli, a cura delle Edizioni Scientifiche
Italiane, 1976, p. 59, p. 93 (documenti cinquecenteschi ritrovati da
Filangieri documentano tale produzione, attestando
l’esistenza di
mattonai di Ischia); G. Donatone, Maiolica
decorativa e popolare di Campania e Puglia. Napoli Ischia Cerreto
Vietri Ariano Laterza Grottaglie Martina Franca, Napoli,
Grimaldi & C. Editori, 1992,
p. 34.
[4]
La
citazione è tratta da G. Donatone, Maiolica
popolare campana,
op. cit., p. 59.